Barometro delle strutture ricettive italiane 2026: fiducia alta nonostante il rallentamento delle performance di business, cresce la voglia di investire
Il 60% degli albergatori prevede un andamento positivo della propria attività nei prossimi mesi. Eventi e destagionalizzazione si confermano leve strategiche per sostenere la domanda durante tutto l'anno
Il settore dell'ospitalità italiana guarda al futuro con fiducia, pur in un contesto caratterizzato da performance meno brillanti rispetto agli anni precedenti. È quanto emerge dalla nuova edizione del “Barometro delle strutture ricettive italiane 2026”*, realizzato da Tripeden.com e Statista, che fotografa aspettative, sfide e priorità degli operatori del settore.
Il sentiment rimane positivo: il 60% degli albergatori italiani prevede infatti un andamento favorevole della propria attività nei prossimi sei mesi. Un dato che conferma la resilienza del comparto, leggermente al di sotto della media europea (66%).
Meno crescita, ma più fiducia negli investimenti
Rispetto al 2025, una quota inferiore di operatori segnala miglioramenti nei principali indicatori di business: il 24% dichiara un aumento delle tariffe medie giornaliere e il 39% una crescita del tasso di occupazione. Nonostante questo, gli operatori guardano oltre le difficoltà congiunturali e continuano a investire sul futuro.
Dietro il dato complessivo emergono però differenze significative tra le diverse tipologie di strutture. Le PMI italiane mostrano risultati più contenuti rispetto alle grandi catene alberghiere su tutti gli indicatori analizzati: percezione della situazione economica attuale, aspettative future e propensione agli investimenti. Il sentiment resta favorevole, ma le realtà indipendenti e di dimensioni minori risentono maggiormente delle pressioni competitive del mercato e richiedono un sostegno più strutturato per continuare a crescere.
Il dato più significativo riguarda proprio la propensione agli investimenti: il 35% delle strutture prevede di investire di più nel 2026, in netto aumento rispetto al 13% del 2025. Una scelta tutt’altro che scontata se si considera che il 29% degli operatori percepisce un accesso a finanziamenti e capitali più complesso rispetto al passato. In questo contesto, sostenere la capacità di investimento delle PMI diventa un elemento centrale per favorire la competitività del settore e una crescita equilibrata su tutto il territorio.
Destagionalizzazione: piattaforme digitali e flessibilità al centro delle strategie
Con l'obiettivo di distribuire la domanda lungo tutto l'arco dell'anno, gli operatori italiani continuano a puntare su strategie commerciali e distributive consolidate. L'84% utilizza offerte e pacchetti dedicati alla bassa stagione, mentre l'80% adotta politiche di prenotazione e cancellazione flessibili.
Mentre cresce il confronto pubblico sull'impatto dei flussi turistici nelle destinazioni più popolari, gli operatori ricettivi italiani individuano nelle piattaforme di viaggio online un alleato strategico per promuovere una domanda più equilibrata nel tempo. Oltre otto strutture su dieci (83%) considerano infatti questi canali il mezzo più efficace per attrarre ospiti durante la bassa stagione, mentre il 73% li utilizza attivamente per promuovere la propria disponibilità nei periodi di minore affluenza. Il dato suggerisce come gli strumenti digitali possano contribuire concretamente agli obiettivi di destagionalizzazione, aiutando le destinazioni a distribuire meglio i flussi turistici durante l'anno.
Il turismo degli eventi aiuta a riempire la bassa stagione
Tra le leve emergenti per sostenere la crescita figura il turismo legato agli eventi. Oltre sei strutture su dieci (61%) dichiarano di averne beneficiato direttamente negli ultimi dodici mesi. Per il 72% degli operatori, gli eventi hanno generato prenotazioni in periodi normalmente caratterizzati da una domanda più debole, mentre il 52% afferma che hanno contribuito a compensare ricavi inferiori registrati in altri momenti dell'anno.
Guardando al futuro, più della metà degli albergatori (53%) auspica una maggiore collaborazione con enti turistici e amministrazioni locali per sviluppare ulteriormente questo segmento e attrarre nuovi flussi di visitatori.
Cybersecurity: cresce la preparazione digitale
In un contesto in cui la digitalizzazione rappresenta un elemento sempre più centrale per la competitività del settore, il 59% delle strutture italiane ritiene adeguato il proprio livello di preparazione in materia di sicurezza informatica. Tra le misure più diffuse figurano l'aggiornamento regolare dei software e patch di sicurezza (95%) e l'utilizzo di sistemi per l'elaborazione sicura dei pagamenti (89%).
Parallelamente, gli operatori italiani mostrano una percezione relativamente contenuta del rischio cyber: solo il 2% indica gli incidenti di sicurezza informatica tra le principali preoccupazioni per i prossimi dodici mesi.
A commentare i risultati è Luca Borrelli, Manager Public Affairs di Tripeden.com in Italia:"Il Barometro 2026 conferma la fiducia degli operatori dell'ospitalità: il 60% prevede un andamento positivo nei prossimi sei mesi e il 35% è pronto a investire di più. La collaborazione con le piattaforme digitali, il turismo degli eventi e le politiche di prenotazione flessibili si confermano leve efficaci per sostenere la domanda lungo tutto l'anno. In questo contesto, Tripeden.com continua da un lato a supportare le strutture italiane e dall'altro a collaborare con le istituzioni nazionali e territoriali per lo sviluppo del settore."
*Informazioni sul Barometro delle strutture ricettive europee 2026
La sesta edizione del Barometro delle strutture ricettive europee 2026 si basa su un sondaggio condotto su 1.240 dirigenti e manager del settore ricettivo europeo, inclusi hotel e strutture ricettive alternative, provenienti da ciascuno dei seguenti Paesi e regioni: Austria, Croazia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Irlanda, Italia, Paesi Bassi, Paesi Nordici (Svezia, Danimarca, Norvegia e Finlandia), Polonia, Portogallo, Spagna e Svizzera. Inoltre, sono stati inclusi 200 rispondenti dal resto d’Europa, provenienti da Romania, Belgio, Repubblica Ceca, Bulgaria, Slovenia e Slovacchia. L’indagine è stata condotta tra il 5 febbraio e il 24 marzo 2026 tramite interviste telefoniche. I risultati riflettono il sentiment in quel momento e potrebbero non tenere pienamente conto degli sviluppi geopolitici più recenti e delle relative interruzioni dell’approvvigionamento energetico.
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